...Cartman e Carrie... © butterboy
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PRIMA PARTE
"Passa la palla Cartman!"
"Prendila se ci riesci, ebreo!"
I ragazzi giocavano fuori in cortile, una giornata come tutte le altre.
Se non fosse stato per il capannello delle ragazze che si era formato vicino l'altalena: sembrava che ci fossero delle novità, ma Stan e gli altri continuavano a giocare come nulla fosse.
"Hey", disse Kyle, "Perchè non andiamo a vedere che succede?"
"E a noi che ce ne fotte?", rispose Cartman mentre Kenny lasciava cadere per terra la palla e si dirigeva verso le ragazze con Stan e Kyle.
"Ehi! Non abbiamo finito di giocare! ... Ehi, ragazzi!"
"Salve ragazzi!", disse la nuova alunna a Stan e gli altri.
"Ciao", disse Kyle, "Sei nuova di queste parti?"
"Io e mio padre ci siamo trasferiti qui a South Park dopo che quella vacca in calore di mia madre ha chiesto il divorzio. A proposito, mi chiamo Carrie, piacere di conoscervi!"
"Wow!", esclamò Stan, "Questa deve essere una tipa tosta!"
"Che fate di bello a South Park?", chiese Carrie ai ragazzi.
"Beh, ci piace fare un sacco di cose con la neve", disse Kyle, "E prendere per il culo Cartman"
"Cartman? Chi è Cartman?"
"Oh niente", aggiunse Kyle, "E' solo uno stupido razzista obeso xenofobo figlio di puttana egocentrico"
"Deve essere un tipo simpatico, allora", disse Carrie.
"Aspetta solo di conoscerlo", disse Stan mentre tutti quanti rientravano al suono della campanella.
Cartman era alle prese col lucchetto del suo armadietto, ancora una volta mezzo scassato e difettoso.
"Merda! Questa scuola cade a pezzi come la faccia di culo di Michael Jackson!"
"Ciao!"
"Eh?"
Cartman si voltò, e vide un angelo dai capelli corti neri come l'inchiostro e un paio di occhi verdi come l'erba grassa di primavera.
"... ciao"
"Tu devi essere Cartman"
"Si, sono io"
"Piacere, sono nuova qui a South Park. Mi chiamo Carrie"
"Ok", aggiunse sbrigativamente Cartman mentre tornava a scassarsi i marroni col lucchetto dell'armadietto.
"Non riesci ad aprirlo, vero?", disse Carrie osservandolo.
"Hai mica del burro di arachidi con te?", le chiese.
"Non proprio, ma questa barretta potrebbe fare al caso tuo", disse Carrie mentre gli porgeva lo snack che stava sgranocchiando.
Le loro mani si sfiorarono, ma Cartman non se ne accorse nemmeno e strofinò la barretta al burro di arachidi sul lucchetto, che finalmente si aprì.
"E vai!", disse Cartman, "Col burro di arachidi funziona sempre..."
"... cazzarola!", aggiunse Carrie.
Cartman rimase sorpreso: per la prima volta in vita sua qualcuno aveva completato una sua frase.
"Oh, beh", farfugliò, "Grazie mille"
"Figurati", disse Carrie, "Devo andare adesso, ciao!"
"Ciao", sussurrò Cartman sentendosi strano.
E continuò a sentirsi strano tornando a casa, come se gli fosse successo qualcosa ma non sapeva esattamente cosa. Si sedette sul divano a sgranocchiare patatine e a guardare la tv come se nulla fosse, quando squillò il telefono di casa.
"Mammaaaa!"
"Rispondo io!", disse Liane afferrando la cornetta, "Pronto?... Si, esatto... Un momento... Tesoruccio, è per te!"
"Cosa?", disse Cartman con la bocca piena di patatine, "Pronto?"
"Ehi straculone, schioda le chiappone da quel divano e vieni a casa di Bebe!", disse una voce dall'altro lato della cornetta.
"Ma vattene a fanculo, ci sono Trombino e Pompadur e non mi schiodo fino a quando non finisce!"
"Dai stronzone, vieni qua che ci sono anche Stan e Kyle!"
"Cosa??? ... Kenny, sei tu?"
"Certo che no, coglionazzo, sono Carrie. Dai, vieni da Bebe, ci siamo tutti!"
"... uh, ok, arrivo", disse Cartman poggiando la cornetta.
Adesso cominciava a incazzarsi perchè la sensazione di stranezza e confusione che aveva addosso stava aumentando. Si rimise la giacchetta rossa, spense la televisione e uscì fuori di casa diretto verso casa di Bebe, rimuginando tra sè e sè le parolacce che Carrie gli aveva proferito al telefono.
"Ma chi si crede di essere quella stronzetta?", disse mentre era giunto di fronte a casa di Bebe. Suonò il campanello e gli aprì Carrie.
"Finalmente, brutto culone brufoloso! Entra"
SECONDA PARTE
Cartman fece il suo ingresso nel salone di casa Bebe: c'erano tutte quante le ragazze e alcuni dei ragazzi tra cui Stan, Kyle, Kenny, Butters, Token, Clyde, Jimmy e Timmy.
"Ehi ciccioculone", disse Stan, "Alla fine sei arrivato!"
"Avremmo voluto chiamarti noi", intervenne Kyle, "Ma abbiamo lasciato fare a Carrie"
"Potevate almeno aspettare che finisse lo show di Trombino e Pompadour", disse Cartman mentre apriva una lattina di cola.
"Carrie è davvero simpatica, non trovi Cartman?", gli chiese Kyle con una punta d'ironia.
"Che cazzo vuoi dire?"
"Se avesse ottanta chili in più sarebbe esattamente la tua copia con le tette!"
"Io ti spacco il culo, ebreo di merda!", ringhiò Cartman sorseggiando nervoso la cola dalla lattina, "Sono venuto qui perchè non avevate meglio da fare che rompermi i coglioni tutto quanto il pomeriggio!"
"Qualcosa che non va, stronzetti?", disse Carrie avvicinandosi ai ragazzi.
"Assolutamente niente!", disse Cartman sussultando, mentre gli altri sghignazzavano alle sue spalle.
Carrie raccontò a tutti della sua trasferta a South Park: dopo aver divorziato da quella vacca in calore di sua moglie, un'avvocatessa in prima linea, il dottor Wilson aveva deciso di cambiare aria e portarsi con sè la figlioletta dopo un'estenuante battaglia per l'affidamento della ragazza. Nonostante tutte quante le carte del mestiere, la mamma di Carrie aveva perso la sua causa, ma poteva consolarsi col suo collega soprannominato "Pitone Carnoso", il cui nomignolo fece esplodere tutti quanti in una risata pazzesca e un pò derisoria.
"Certo che tua madre è proprio una puttanazza, proprio come quella di Cartman!", disse Kyle tra una risata e l'altra.
"Ehi!"
"Oh, ma sai quanto me ne frega a me di mia madre e del signor Pitone", disse Carrie conquistando in un solo colpo la simpatia di tutti, ad eccezione di Cartman che non sembrava trovarsi a suo agio in mezzo ai presenti.
Arrivò l'ora di cena, e Bebe ordinò pizza e pollo, ma Cartman trovò una scusa per tornarsene a casa e lasciare un pò tutti sorpresi.
Sulla via del ritorno la testa del ragazzo era piena di strani e dubbi pensieri: come mai non era riuscito a essere se stesso a casa di Bebe, e perchè la presenza di Carrie lo metteva così a disagio, e soprattutto cosa cacchio gli stava succedendo dall'arrivo della ragazza in città?
"Sei tornato a casa, puccettino?", chiese Liane mentre infornava un cosciotto d'agnello, "Fra dieci minuti siamo a tavola"
"Ti ringrazio mamma, ma questa sera non ho molta fame", disse Cartman salendo le scale, "Penso che andrò a farmi una bella dormita..."
Si chiuse la porta della stanza alle sue spalle, si infilò il pigiama e si nascose sotto le lenzuola come se volesse proteggersi da qualcosa, o qualcuno. E la mente cominciò a giocare dei brutti scherzi a Cartman: non poteva fare a meno di pensare a quei capelli neri come striscie di liquirizia e quegli occhi verdi come caramelle alla menta, e quelle piccole tettine accentuate sulla maglietta.
"AAAAARGH!", gridò Cartman con tutta la fifa che aveva addosso, "Cosa cazzo mi sta succedendo? Perchè non mi levo dalla testa quella troia?"
Liane bussò alla sua porta: "Eric, tesoro, va tutto bene?"
"Oh si, mamma, tutto a meraviglia", disse Cartman, "Ho fatto solo un brutto sogno, adesso torno a dormire, buonanotte!"
"Ti ho messo da parte una bella porzione di cosciotto d'agnello per domani"
"Grazie, mamma, grazie", e faticosamente chiuse gli occhi e cercò di tornare a dormire. Ma il pensiero di Carrie lo assillava come una piattola su per le chiappe.
Il giorno dopo, alla fermata dello scuolabus, Cartman era ridotto a uno straccio: gli occhi gonfi e rossi, i capelli arruffati che spuntavano da sotto il berretto azzurro, la bocca storta in un'espressione di sgomento.
"Che hai?", gli chiese Stan.
"Niente", rispose come un automa.
"Ieri da Bebe abbiamo giocato alla bottiglia e Butters ha infilato un dito su per il culo a Kenny", disse Kyle.
"MGPHMGMHMG PGMHMGM!", sbottò Kenny.
"Niente, ragazzi, non ho niente", rispose in automatico Cartman.
E la giornata scolastica non fu da meno: durante l'intervallo Carrie attaccò bottone con lui per tutto quanto il tempo, apostrofandolo come un ciccione ambulante sacchetto di merda testolina di cazzo barile di ciccia in maniera affettuosa, e Cartman era sempre più preda della paranoia che gli stava addosso come una scimmia idrofoba dalle zampe appiccicose.
Passò una settimana dall'arrivo di Carrie a South Park, e Cartman si era rovinato come non aveva mai fatto fino ad allora: non era più lo stesso Cartman che tutti quanti conoscevano, sembrava la pallida scorreggia del bambino obeso viziato e razzista che era. I ragazzi non ci fecero assolutamente caso, anche se gli mancavano le sue battute xenofobe su Kyle e le frecciatine bastarde contro Kenny.
Un pomeriggio, Carrie bussò alla porta di casa Cartman: le aprì Liane, con un grembiule sporco di farina e le mani impiastricciate di marmellata.
"Salve signora Cartman, Eric è in casa?"
"Oh, ciao", disse Liane, "Tu devi essere Carrie. Entra, stavo preparando a Eric le cravattine dolci che gli piacciono tanto"
"E' da un pò di tempo che Eric non sta bene", disse Carrie sedendo sullo sgabello accanto al tavolo della cucina, "Non vorrei essere io la causa di tutto questo"
"E perchè mai dovresti esserlo?", disse Liane porgendole una cravattina alla marmellata, "Eric mi parla spesso di te, ti ha preso molto in simpatia e si vergogna un pochettino a dirti che gli piacerebbe tanto parlarti di persona, ma non ci riesce. E' come quella volta che aveva lo stomachino bloccato e non riusciva a scaricare tutta quanta la pupù che aveva dentro"
"Oooh", disse Carrie, "Capisco"
"Ho un'idea", disse Liane, "Perchè non gli porti in camera questo piattino di cravatte dolci? Immagino che sarà contentissimo di vederti"
"Con molto piacere", disse Carrie sfoderando un sorriso a trentadue denti.
"... e così ho deciso di farla finita", sussurava Cartman sul suo registratore tascabile, "Fra poco mi sparerò trentadue colpi di pistola al caramello in bocca e mi farò venire un mal di stomaco pazzesco, lasciandomi esplodere con tutta quanta la merda che il mio stomaco possa contenere..."
Bussarono alla porta, Cartman rispose che era aperto e Carrie lo vide di spalle mentre registrava il suo testamento accanto a quattro confezioni di pistole al caramello.
"Quando è arrivata Carrie sono cambiate molte cose in questi giorni, se non nella mia vita", proseguì Cartman senza accorgersi della presenza della ragazza nella sua stanza, "Penso di non aver mai conosciuto una gnugna del genere che parla sporco, si comporta da maschiaccio prepotente e molla calci nei maroni che farebbero piangere Butters per una settimana di seguito. Eh eh, quel calcio nei maroni a Butters è stato fantastico"
Carrie rimase colpita dalle parole di Cartman, ma non trovò il coraggio di interromperlo.
"Beh, il nastro sta per finire e io devo lasciare che si compia il mio destino. Quella Carrie sì che è una gran bella ficona, ma non merita certo una palla di lardo come me. Carrie... Carrie... cazzo! CARRIE E' TROPPO BELLA PER ESSERE VERA! Sono diventato un romantico del cazzo, ecco perchè la voglio fare finita! Fanculo tutti e soprattutto Kyle! Ti odio, ratto ebreo!".
"Cartman..."
"Cosa..."
Eric si voltò e vide Carrie che teneva il piattino delle cravattine dolci con le mani tremolanti. Le luccicavano gli occhi.
"Merda! Hai... hai sentito tutto quanto?"
"Si", disse flebilmente la ragazza.
"Oh beh, adesso lo sai. Adesso se non ti dispiace, avrei un appuntamento con la morte"
"No aspetta!", disse Carrie lasciando cadere il piattino per terra, "Senti, mi rendo conto di averti stravolto di brutto la vita, ma credimi, non lo volevo affatto! Io... beh, si, Stan e gli altri mi hanno raccontato tutto di te, ogni minimo particolare di quello che sei veramente"
"Non è la prima e ultima volta che quei bastardi mi sputtanano", disse Cartman con gli occhi bassi per la vergogna di trovarsi di fronte a lei.
"Ascoltami bene, Eric, anch'io sono come te", disse Carrie con un sorriso timidissimo.
"Cosa?", esclamò il ragazzo.
"Sono una sporca razzista xenofoba viziata bastarda troia prepotente che non ne vuole sapere di essere contraddetta e che la vuole sempre vinta, come vadano o girano le cose. Oh", aggiunse, "Mi piace anche mangiare cibo spazzatura, guardare la tivù, guadagnare soldi in maniera sporca e fare quello che cazzo mi pare. Penso di averti detto tutto quanto di me"
Ci fu un lunghissimo momento di silenzio nella stanza.
Eric guardava Carrie fisso negli occhi, e la ragazza ricambiava alla stessa maniera. Nessuno dei due riusciva a dire nemmeno una parola, si guardavano e basta: poi Carrie sorrise, e sorrise anche Cartman.
"Ecco", disse Eric, "Allora... è tutto?"
"Sì, è tutto", disse Carrie.
"Beh, allora... è tutto"
"Già"
"Sai..."
"Cosa?"
"Niente"
"Niente?"
"Niente... cioè, no, aspetta!", disse Cartman posandole le mani sulle spalle, "Io... sto per fare una cosa che non ho mai fatto"
"Cosa?", chiese emozionata Carrie mentre gli occhi le luccicavano fortissimo.
"Sto per darti un bacio... e tu mi mollerai una ginocchiata nei maroni. E anche se quella ginocchiata mi farà rotolare a terra dal dolore tra bestemmie e insulti a Kyle, ti avrò dato un bacio, e sarà la cosa più folle e scema che io abbia mai fatto con una ragazza"
Cartman fece un lungo respiro, chiuse gli occhi e poggiò le sue labbra su quelle di Carrie: una forte sensazione di umido e brivido gli corse lungo tutta quanta la schiena e le vene, poi si allontanò e la guardò in faccia.
Carrie gli mollò un pugno in faccia.
"Cazzo!", urlò Cartman, "Ti avevo detto che mi aspettavo una ginocchiata nei...", ma venne zittito dalla ragazza che, con incredibile forza, lo buttò sul letto e cavalcò il suo pancione flaccido.
"Questo me lo chiami un primo bacio, faccia di culo?", disse Carrie, "Si vede che non ci sai fare con le ragazze", e gli diede un bacio fortissimo e violento che lo stordì di brutto.
Cartman e Carrie si abbracciarono continuando a baciarsi, e rotolarono dal letto percorrendo tutta quanta la stanza, uno sopra l'altro.
Cartman si ritrovò sopra Carrie, la guardò negli occhi luccicanti e le disse:
"Cazzo, questo sì che è un vero bacio", e ripresero a rotolarsi per terra baciandosi da matti.
Qualcuno suonò al campanello di casa Cartman.
Liane andò ad aprire, e sulla soglia della porta apparve un uomo sulla quarantina, dai capelli corti castani e dall'abbigliamento sportivo.
"Salve, lei è la signora Cartman?"
"Si, sono io"
"Spero di non averla affatto disturbata. Sono il signor Wilson, il papà di Carrie"
"Oh, ma prego, si accomodi", disse Liane facendolo entrare.
"Mia figlia aveva detto che sarebbe passata da casa sua per salutare suo figlio, e si è fatto un pò tardi"
"Carrie è di sopra con Eric, vuole che la vada a chiamare?"
"Oh no, no", disse il dottor Wilson, "Posso aspettare..."
TERZA PARTE
"Allora, dottor Wilson", disse Liane invitandolo a sedere sul divano, "Come mai qui a South Park?"
"Vede, ho appena trascorso un periodo burrascoso a causa di mia moglie e ho sentito il bisogno di cambiare aria. Ma la prego, mi chiami Robert"
"Come volete, dottor Wilson", disse Liane mangiandoselo con gli occhi.
"Dopo le pratiche del divorzio ho ottenuto l'affidamento di mia figlia Carrie, e pensavo che South Park fosse un nuovo punto di partenza per ricominciare alla grande. Almeno, questo è quello che sto facendo credere a Carrie per il suo bene", continuò Robert con un'espressione molto triste.
"Cosa c'è che non va con Carrie?", chiese Liane.
"Vede, signora Cartman"...
"Chiamami Liane, Robert..."
"Vedi, Liane, Carrie... ecco...", Robert non riuscì a completare la frase e due lacrimoni scesero giù dai suoi occhi.
Liane rimase sorpresa da quella reazione e cercò di consolarlo alla vecchia maniera, portandosi la testa dell'uomo al petto.
"Carrie non sta molto bene", disse Robert bagnando di lacrime il petto di Liane, "Sono contento che lei e Cartman siano diventati amici, ma ho paura che suo figlio... volevo dire, tuo figlio possa scoprire la verità da un momento all'altro, e questo ucciderebbe sia Carrie che lui"
"Oh mio Dio", disse Liane scostando il capo di Robert dal suo petto, "Non hai cercato di dirglielo in qualche modo?"
"E come faccio?", singhiozzò Robert, "Carrie è la cosa più preziosa alla quale tengo, e quel che è peggio è che quella vacca di sua madre ne ha approfittato per rifarsi una vita con quel bastardo superdotato!"
Robert riprese a lacrimare ancora più forte, mentre Liane si commuoveva alla vista del povero padre.
In quel momento scesero Cartman e Carrie.
"Ciao papà, pazzo ci fai qui?"
"Ciao Carrie, tesoro", disse Robert tirandosi su il naso, "Sono venuto a prenderti e... ecco, stavo pensando che domani è sabato e la scuola è chiusa, perchè non rimani a dormire qui da Cartman? Sempre che la signora Liane sia d'accordo..."
"Oh, ma certo, a me fa molto piacere ospitare Carrie", disse Liane intervenendo rapida.
"Fico!", disse Cartman stringendo la mano della ragazza, "Passeremo tutto il week end a slinguazzare e fare cose porche!"
"Cosa?", dissero Liane e Robert mentre i due ragazzi tornavano di sopra.
Passarono tre mesi e Cartman e Carrie erano coppia fissa.
Se per Stan, Kyle e Kenny il loro amico extralarge rappresentava già una minaccia di per sè, raddoppiando poi con la presenza di Carrie era diventato il nemico pubblico numero uno assoluto di South Park.
Per Cartman era il paradiso terrestre, e aveva accanto una persona che non solo condivideva tutte quante le sue nefandezze ma che lo amava con tutta quanta se stessa. E sorvoliamo sulle "cose porche" che potevano venire in mente a due ragazzini di nove anni.
Un giorno, mentre si stavano allenando in palestra, Stan e Kyle si presentarono da Cartman con l'aria di chi si era già rassegnato da tempo.
"Ci arrendiamo, Cartman", disse Kyle.
"... cosa?"
"Si, hai capito bene, culacchione", disse Stan, " Ci arrendiamo. Da quando è arrivata Carrie sei diventato sempre più forte e non riusciamo più a tenerti testa. Questo è tutto, strafottiti tu e la tua ragazza"
Per Cartman quelle parole risuonarono nella palestra come campane a festa: prese ad additarli e canzonarli per un'ora buona e decise di raggiungere Carrie alla mensa per annunciarle la lieta novella.
Quando assistette alla scena che lo fece stare più male di quanto non lo stava prima di confessare il suo amore alla ragazza: Carrie era stesa per terra, pallida in volto, circondata da Wendy e Bebe che le prestavano soccorso. Il signor Mackey e la preside Victoria attendevano l'arrivo dell'ambulanza accanto alle ragazze.
"Che cazzo succede qui?", disse Cartman preoccupato.
"Carrie non sta molto bene", disse il signor Mackey, "La stanno portando d'urgenza in ospedale, 'pito?"
"Ecco che arrivano", disse la preside Victoria all'arrivo di due infermieri con la barella.
"Voglio andare con lei", disse deciso Cartman.
"Ma Eric...", disse il signor Mackey.
"Ma un cazzo! Lei è la mia ragazza e nessuno può impedirmi di accompagnarla all'ospedale!"
"Eric Cartman, ti prego di contenerti!", disse la preside Victoria contrariata.
"Fatti i cazzi tuoi, brutta bagascia!", rispose a tono Eric, "Non lascio da sola la mia Carrie... ehi, che cazzo fate voi due?"
"Dobbiamo andare, sta molto male", disse uno degli infermieri mentre la portavano fuori.
"Carrie!", urlò Cartman mentre veniva trattenuto dal signor Mackey per il braccio destro, "Carrie, noooo!"
Quel pomeriggio stesso, Eric e Liane raggiunsero l'ospedale.
Robert era fuori dalla stanza dove avevano ricoverato la ragazza, era visibilmente scosso e disperato.
"Ciao Liane"
"Ciao Robert"
Cartman aveva gli occhi bagnati dalle lacrime, voleva vederla a tutti i costi. Robert lo lasciò entrare, premurandosi che la presenza del ragazzo non turbasse la figlia. Il ragazzo entrò nella stanza, e vide Carrie sul letto con dei tubicini attaccati su per il naso.
"Carrie...", disse Cartman sussurando dolcemente il suo nome.
"Ciao culone fustacchione", disse Carrie con vocina flebile.
"Che... che cosa... che cosa sta succedendo, Carrie?"
"Io credo..."
"...."
"... credo che... non mi... rimanga molto, Eric"
"Cosa?"
"Stamattina i dottori... hanno detto... che... non sto molto bene..."
"No"
"Ho paura, Eric... ho tanta... paura"
"No... No... NOOOOOOOO!"
"Eric!", dissero Robert e Liane entrando nella stanza.
"Carrie non può lasciarmi adesso! Carrie non può farmi questo!", disse Cartman piangendo con tutto quanto se stesso mentre veniva confortato dalla madre. Robert decise di lasciare Carrie da sola per farla riposare, mentre cercava di consolare Cartman e fargli comprendere tutto quanto quello che stava accadendo.
Passarono alcune ore, e Robert decise di rimanere accanto a Carrie per la notte. Cartman si era addormentato su una delle panchine del corridoio, poggiando la testa sul grembo della madre che gli carezzava i capelli e lo guardava come un angioletto venuto a vegliare la sua protetta.
"E' ora che andiate, Liane", disse Robert, "Ci sentiremo in questi giorni, vi farò sapere come andranno le cose"
"Conta pure su di me, Robert", disse Liane mentre abbracciava il figlio per raggiungere la macchina e tornare a casa.
Quella notte Cartman dormì profondamente nel suo lettino, agitandosi di tanto in tanto. Liane, invece, era distesa sul divano del soggiorno a pensare a tante cose, soprattutto alle conseguenze che avrebbero comportato la scomparsa di Carrie. Era da poco passata la mezzanotte, e Liane afferrò la cornetta del telefono con fare deciso.
"Pronto? Parlo con la preside Victoria? Sono la mamma di Eric Cartman..."
QUARTA PARTE
Cartman si svegliò mogio mogio e scese in cucina a fare colazione.
Ad attenderlo c'era Liane che aveva preparato la tavola e un sacco di roba buonissima da mangiare.
"Buongiorno puccettino", disse Liane mentre versava litri di caramello sulle fritelle imburrate.
"Mamma", disse Eric con voce spezzata e occhi scavati dal pianto, "Non voglio andare a scuola oggi..."
"Non ci andrai, infatti", rispose Liane con un generoso sorriso sul volto.
"Cosa?"
"Ho parlato con la preside Victoria e il signor Mackey, e abbiamo deciso di lasciarti trascorrere tutto il tempo che vuoi con Carrie. Ho anche avvisato l'ospedale stamattina"
"Mamma...", disse Cartman emozionato, "Hai fatto tutto questo per me?"
Liane si avvicinò al figlio e lo strinse forte al petto.
"So quanto tu tenga a Carrie, e non voglio che lei rimanga da sola"
Al suono di queste dolci parole Cartman si commosse, sentendosi bagnare i capelli dalle lacrime della madre.
"Adesso facciamo colazione", disse Liane asciugandosi gli occhi, "Carrie non vede l'ora di stare con te".
Carrie si svegliò al suono della porta che si apriva e si chiudeva lentamente, stropicciò gli occhietti piano piano e vide Cartman di spalle che apriva il suo zainetto giallo.
"Cartman", sussurrò Carrie, "Sei tu?"
"Oh ciao", disse Eric voltandosi, "Ho portato il mio amico Clyde"
"Quella ranocchia strabica faccia da culo?", chiese Carrie.
Risero entrambi, Cartman prese una sedia e si sedette al suo fianco, stringendole forte la mano. Passarono tutta quanta la giornata assieme, parlando giocando e facendo tutte quante le cose che facevano sempre assieme.
Per Cartman era il paradiso e l'inferno allo stesso tempo: Carrie poteva lasciare questo mondo da un momento all'altro, ma stare con lei lo faceva sentire di un bene che non aveva mai provato finora e che forse non avrebbe più provato per il resto della sua vita.
"Cartman?", chiese Carrie coi suoi dolci occhi verdi.
"Si?"
"C'è una cosa, anzi, un sacco di cose che vorrei chiederti prima di..."
"Non dirlo, ti prego", disse Eric, "No, scusami, volevo dire..."
"Cartman, stai facendo una cosa bellissima per me, e non sai quanto mi fa stare bene anche un solo minuto di cazzeggio con te"
"Oh beh", balbettò arrossendo Eric, "Faccio del mio meglio"
"C'è una domanda alla quale vorrei trovare una vera risposta. Non so cosa mi aspetti dopo, se esista veramente il paradiso o l'inferno come ci ripete ogni domenica quello scassamaroni di padre Maxi"
"Uh, beh, non saprei cosa risponderti", disse Cartman, "Ma forse conosco una persona che fa al tuo caso"
Eric afferrò la cornetta del telefono che si trovava a fianco del letto di Carrie e decise di chiamare l'unica persona che avrebbe potuto rispondere alla sua amata.
Bussarono alla porta, Eric aprì la porta e Gesù fece il suo ingresso.
"Siete stati fortunati", disse Gesù mentre appendeva la sua aureola su un piccolo attaccapanni a muro, "Sono venuto a farmi l'esame delle urine. Devo smetterla di cambiare continuamente l'acqua col vino, anche se sono sempre stato astemio"
"Gesù, questa è Carrie", disse Cartman presentadogli la ragazza.
"Ciao Carrie", disse Gesù stringendole la mano.
"Piacere di conoscerti", disse Carrie mentre Gesù si sedeva accanto a lei.
"Eric voleva che io rispondessi alla tua domanda sul paradiso e l'inferno", disse il salvatore accavallando le gambe per stare comodo, "Vedi, la risposta non è che esistano entrambi o solo uno di essi, la vera risposta è che cosa meritiamo giustamente dopo aver esalato il nostro ultimo respiro terreno. Se ti chiedi cosa hai fatto di giusto e sbagliato nel corso della tua vita, tirando le somme e facendo i conti soprattutto con te stesso e gli altri, saprai renderti conto di cosa veramente meriti in base al bene e al male che hai fatto. Prendi quella checca di Satana, ad esempio: ha cercato di conquistare il Paradiso usurpando il trono di Dio, ha avuto una relazione con Saddam e poi ha organizzato una festa per i suoi "sedici anni" portando sulla Terra tre serial killer assetati di sangue che hanno ucciso persone innocenti. Non merita forse l'inferno per questo?"
"Certo che se lo merita", disse Carrie.
"Mio padre non è stato molto giusto e corretto nei tuoi confronti", continuò Gesù, "Ha lasciato che tu venissi al mondo, crescessi e vivessi per quel poco che ti ha concesso. Ma non credere di essere l'unica creatura a questo mondo condannata a così tanta breve gioia: Dio è un giudice imparziale per tutti, sia che siano persone brave e corrette o malvagie e corrotte. Potrebbe toglierci la vita da un momento all'altro, infliggere terribili malattie a noi e alle persone che ci stanno più care, ma quello che conta veramente in tutto questo casino - visto che è un casino bello e buono - è di vivere pienamente quello che abbiamo da vivere su questa terra scegliendo di fare ciò che è veramente giusto, non solo per gli altri ma anche per noi stessi"
"Ma io sono ancora confusa, Gesù", disse Carrie, "Cosa mi aspetta veramente dopo?"
"Carrie, sei una bambina forte e coraggiosa", disse Gesù carezzandole la testa, "Sicuramente c'è un posto per te nell'alto dei cieli assieme agli altri bambini che come te hanno vissuto brevemente. Certo, i mormoni non sono il massimo della compagnia che ci si possa aspettare, ma dopo un pò ti renderai conto che non è poi così male lassù"
"Ti ringrazio moltissimo", disse Carrie baciandolo sulla guancia.
"Adesso devo andare", disse Gesù alzandosi e rimettendosi l'aureola sulla testa, "Gli esami delle urine mi aspettano. Ma dov'è Eric?"
"Eccomi qua, ero andato a pisciare", disse Cartman tirandosi su la lampo, "Mi sono perso qualcosa?"
Dalla visita di Gesù a Carrie passò circa un mese.
Ormai Cartman era di casa all'ospedale, i dottori e gli infermieri lo avevano preso in simpatia e Carrie sembrava addirittura migliorare.
Una mattina dal cielo azzurro senza nuvole, mentre Eric le spazzolava i corti capelli neri, Carrie lo guardò teneramente negli occhi e lo baciò.
"Tu mi vizi troppo con questi baci", disse Cartman sorridendole.
"Cartman, ho fatto un sogno stanotte"
"Dai, racconta"
"Ho sognato di scorazzare su un carretto trainato da tanti coniglietti paffutelli in un enooorme prato verde, e c'era della musica coi controcazzi e tanta gente allegra e felice che si lanciava torte in faccia di tutti i gusti"
"Fico!", commentò Cartman mentre continuava a spazzolarle i capelli.
"Poi sono arrivate le ragazze e i ragazzi e abbiamo festeggiato non so che cosa ma ci siamo divertiti un botto, e poi sei arrivato tu a rovinare tutto quanto"
"Oh, mi dispiace...", mormorò Cartman con gli occhi bassi.
"Cazzo dici?", continuò Carrie, "E' stato fantastico! Hai versato di nascosto dell'alcol nell'aranciata e tutti quanti hanno vomitato per terra, Kyle è scivolato sul suo vomito mentre Kenny moriva soffocato dentro il suo parka. C'era da sbellicarsi un botto"
"Wow!", disse entusiasta Cartman posando la spazzola sul comodino accanto al letto, "E poi?"
"E poi... Poi io e te ci siamo abbracciati al tramonto, e il sogno è finito lì"
Ci fu un lungo minuto di tenero silenzio, poi Carrie disse fermamente: "Cartman, credo che questo sia il paradiso". Poi tossicchiò e tirò su col naso. Eric si preoccupò, ma Carrie gli fece uno di quei sorrisi che ti fanno dimenticare tutto quanto.
"Ti lascio riposare un pò, vado a bere alla fontanella vicino gli ascensori", le disse rimboccandole le coperte e baciandola sulla fronte.
Uscì fuori dalla stanza e chiese all'infermiera di fargli fare una telefonata.
"Pronto?"
"Butters, sono Eric"
"Oh, ciao Eric! Come sta Carrie?"
"Butters, ho bisogno di te"
"Oh, dimmi pure. Sono a tua completa disposizione!"
"Voglio fare contenta Carrie, e mi servite tutti quanti..."
Il giorno dopo, Carrie si svegliò. Dentro un carretto imbottito di materassi con una flebo ben fissa al lato, mentre tanti coniglietti attendevano di farla scorazzare per il grande giardino dell'ospedale. Accanto a lei c'era un frustino, lo prese in mano e appena lo schioccò in aria i coniglietti corsero all'impazzata, mentre dottori medici ed infermieri si prendevano a torte in faccia al suono di "Sowing the seeds of love" dei Tears For Fears. Il carretto si fermò presso un laghetto dove tutti quanti la accolsero a braccia aperte con un cartellone giallo con su scritto "Benvenuta Carrie!".
C'erano veramente tutti, da Wendy a Bebe, Kyle e Stan e Kenny, Butters, Timmy, Jimmy, Token, non mancava proprio nessuno.
Tranne Cartman, che si era nascosto dietro un albero con una cassa di superalcolici da versare nell'aranciata.
Carrie versò una lacrimuccia di contentezza e vide tutti quanti i festeggianti ubriacarsi e vomitarsi addosso.
"Lo faccio solo per lei, maledetto culone", disse Kyle sbronzo mentre scivolava sul suo vomito. Kenny invece era riverso per terra senza dare alcun segno di vita, immerso nel proprio vomito.
QUINTA PARTE
"Oh, Cartman", disse Carrie mentre gli infermieri la rimettevano a letto, "E' stato il giorno più bello della mia vita!"
"Figurati, piccola", disse Eric mentre gli infermieri li salutavano e li lasciavano da soli.
"Beh, adesso è ora di andare a nanna", disse Carrie.
"Già", disse Eric.
"...."
"...."
"Cartman..."
"Carrie..."
"Cartman, voglio fare le cose porche. Ora"
Eric strabuzzò gli occhi e arrossì come un peperone.
"Vieni sotto le coperte", disse Carrie battendo la manina sul letto.
"... Ne sei... Ne sei proprio sicura?", balbettò Eric.
"Non voglio andarmene senza sentirmi porca un'ultima volta", disse la ragazza mentre lo afferrava per il colletto.
Cartman venne letteralmente trascinato sotto le coperte dalla furia sensuale di Carrie, e il resto della notte fu quanto di più piacevole entrambi provarono sui loro teneri e fragili corpicini bagnati d'amore.
L'alba era appena sorta, tenui raggi di sole filtravano dalla finestra.
Cartman fu il primo a svegliarsi, abbracciato e accoccolato a Carrie.
Le diede un bacio sulla fronte, scese dal letto e andò a sistemarsi per prepararle e portarle la colazione. Robert e Liane giunsero poco dopo.
"Salve dottor Wilson, ciao mamma!", disse Eric raggiante.
"Avete passato una bella giornata, ieri", disse Robert.
"Può giurarci!", disse Eric mentre sua madre gli porgeva un vassoio di fritelle imburrate al caramello, "Ora io e Carrie facciamo colazione, ci vediamo fra un pò"
"Fate pure", disse Robert, "Fate con calma"
Eric entrò in camera, posò il vassoio sul tavolino accanto al letto e baciò nuovamente Carrie sulla fronte.
"Sveglia, tesoro, la colazione è pronta!"
Carrie non rispose: aveva sul volto un'espressione serena e felice, sembrava che sorridesse a occhi chiusi in attesa di un bacio o di una carezza. Eric cominciò a sentirsi un pò a disagio, le carezzò i capelli e le sussurrò dolcemente alle orecchie che la colazione era pronta.
"Carrie? Carrie? ... La colazione, la colazione è..."
Carrie era serena, rilassata, i suoi capelli corti e neri ordinati.
Cartman cominciò a respirare affannosamente, cercò di togliersi quel maledetto pensiero dalla testa, roteò gli occhi come se all'improvviso tutto quanto si stesse facendo oscuro e minaccioso.
Gli tremarono le labbra, gli occhi si riempirono di lacrime, una smorfia di dolore gli contrasse il volto e scoppiò a piangere.
"No... No... Noooo! Carrie, no... Carrie...", pianse Eric poggiando la testa sul petto della ragazza, "Non ora, Carrie, non ora... ti prego..."
Sulla soglia della porta, in lacrime, Robert stringeva forte a sè Liane.
Due giorni dopo si tennero i funerali.
In testa al corteo c'erano Cartman, Liane e Robert, dietro di loro tutti quanti gli amici e le amiche della bambina. La piccola bara laccata di bianco venne calata lentamente nella fossa del cimitero, mentre la signora Garrison e il coro delle lesbiche di South Park intonavano il gospel di "Sowing the seeds of love". Ad uno ad uno, i compagni di classe di Cartman gli posero le loro più sentite condoglianze.
"Oh madonnina Eric!", disse Butters in lacrime gettandosi addosso a lui.
"Lo so, Butters, lo so", disse Eric accigliato e serio in volto.
"Ci mancherà tantissimo", disse Wendy stringendosi a Bebe.
"Timmyyyy!!! Timmyyy!!!", gridò Timmy dal dolore mentre veniva confortato da Jimmy.
"Vorremo stare soli con Cartman se non vi dispiace", chiese gentilmente Kyle mentre gli altri salutavano e facevano ritorno a casa.
Liane disse a Stan che lei e Robert andavano a casa, e che ad Eric avrebbe fatto bene stare con loro. Stan le disse di non preoccuparsi, ci avrebbero pensato loro e magari dopo sarebbero andati a mangiare una pizza.
E così erano rimasti i soliti quattro.
Stan, Kyle, Kenny e Cartman.
In silenzio, di fronte alla tomba di Carrie.
Il sole tramontava dietro le montagne che circondavano South Park, l'aria si era fatta fresca e leggera, lontano si sentiva il cinguettìo di alcuni uccellini. Tutto era immerso nella pace e nella tranquillità.
Cartman pose un fiore sulla lapide, carezzò il tondo con la foto di Carrie e chiese di essere lasciato solo per un pò.
I ragazzi si allontanarono, osservandolo di spalle mentre diceva qualcosa.
Forse tra se e sè, forse a Carrie, chissà.
Qualche minuto più tardi li raggiunse, sembrava meno accigliato e serio di prima. I quattro amici si incamminarono, senza una meta precisa, ma non importava.
Erano insieme adesso, e questo bastava.
FINE
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