...Apocalisse a Seattle... © butterboy in collaborazione con #IKE#
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PRIMA PARTE
Il consiglio dei genitori e degli insegnanti stava per trasformarsi in una tragedia greca: dopo solo tre ore non si era ancora deciso dove mandare in gita la quarta classe.
"Signori vi prego, manteniamo la calma!", disse la preside Victoria in evidente stato confusionale, "Ci sono tanti posti da visitare nel nostro paese!"
"Ah si?", disse Randy agitando il pugno, "Non vorrà mica mandare di nuovo i ragazzi a Denver? O a Boulder? O magari a Philadelphia?"
"Già", disse Gerald accigliato, "Mio figlio Kyle è tornato da quella gita ancora più depresso di quanto non lo avesse già fatto Tom Hanks nel film omonimo!"
"Ma di che cosa state parlando?", disse la preside sempre più giù di morale.
"Vorrei intervenire io adesso, pito?", disse il signor Mackey alzandosi in piedi, "Non dimentichiamo che una gita ha pur sempre uno scopo istruttivo, e che i ragazzi ne devono trarre vantaggio, pito? Dobbiamo semplicemente scegliere una meta che abbia almeno un senso formativo..."
A quelle parole nessuno seppe cosa rispondere, se non magari con una parolaccia. Ma le parolacce erano state abbondantemente esaurite nelle prime due ore.
"Aspettate", disse il signor... cioè, la signora Garrison, "E se la quarta classe andasse in gita a Seattle?"
"Seattle?", dissero in coro i genitori.
"Perchè no?", disse la preside Victoria, "Seattle sarebbe una meta fantastica per una gita!"
"Ma a Seattle la gente si deprime ascoltando il grunge e bevendo caffè", disse Sheila polemica come sempre, "Che vantaggio ne potrebbero trarre i nostri figli?"
"...beh", intervenne il signor Mackey, "Potrà servirgli da lezione per la vita futura"
"Era proprio quello che volevo dire", disse la signora Garrison, "Chi vuole che il proprio figlio o la propria figlia si riduca come un pezzente morto di fame caffeinomane di Seattle?"
"In effetti non avete tutti i torti", disse Randy, "Allora, genitori, che ne dite di mandare la quarta classe in gita a Seattle?"
Seguì un coro unanime di approvazione che lasciò tirare alla preside Victoria un sospiro di sollievo.
Ma nessuno degli ignari genitori e insegnanti sapeva cosa stava per accadere in quel mentre a Seattle...
"Ehi ragazzi", disse Eddie Vedder alla sua band, "Ho appena scritto una canzone mentre ero al cesso, la volete sentire?"
"Cazzo Eddie", disse Jeff accordando il basso, "Sei l'unico artista che conosca che scrive le canzoni al cesso, a parte Courtney Love e Barbara Streisand"
"Sentite un pò qua", disse Eddie...
Vorrei tirare la catena
ma lo stronzo è troppo grande
si è intasata la tazza
oh che cazzo di dilemma
questo stronzo maledetto
che ho cagato dal mio culo
ha rovinato la mia giornata
la mia giornata di merda...
Il resto della band guardò preoccupato il suo leader.
"Sei sicuro di stare bene, Ed?", chiese Stone mentre riponeva la chitarra nel fodero.
"Ehi, è pur sempre un abbozzo", disse Dave, "Magari ci viene fuori un inedito live"
"Già", disse Eddie, "Questo concerto a Seattle potrebbe essere una buona occasione per..."
"Eddie ma che cazzo!", disse Mike tappandosi il naso, "Sei proprio sicuro di non aver tirato la catena? C'è una puzza tremenda!"
"Ma lo scarico funziona", rispose giustificandosi Eddie, "Il fatto che non riesco a tirare la catena nella canzone è dovuto al fatto..."
"Ehi, guardate fuori!", disse Stone puntando il dito contro la finestra della loro camera d'albergo.
Il cielo si era oscurato e minacciosi lampi illuminavano l'oscurità.
Una brezza gialla e spiraliforme si espandeva nell'aria, portando con sè uno sgadevole odore di zolfo.
"Ma che minchia sta succedendo?", disse Dave.
"Non promette nulla di buono", disse preoccupato Stone, mentre Eddie ripeteva tra sè e sè "Il concerto... fra due giorni c'è il concerto..."
SECONDA PARTE
Il consiglio genitori e insegnanti si era appena sciolto, con grande soddisfazione della preside Victoria, e si avvicinava l'ora di cena a casa Brovflosky.
"Azzo sono quasi le sei e mezza", disse Kyle alzando la testa dal libro di geografia, "Che ne dite di rimanere a cena da me, ragazzi?"
"Cosa cucina tua madre stasera? Zuppa ebrea con due mollichine di pane per piatto?"
"Vaffanculo Cartman", disse Kyle, "Puoi anche tornare a casa tua!"
"Mgmpmgf mgmpfg?", chiese Kenny a Kyle.
"Oh, certo che puoi"
Kenny si alzò dal tavolo di studio e andò in camera di Kyle per controllare la sua mail: anche se era il bambino più povero di South Park, Kenny poteva almeno godere il piccolo lusso di avere una sua mail e un suo contatto in chat.
"Secondo voi dove ci mandano in gita?", chiese Stan chiudendo il libro.
"Forse andremo a Disneyland a Orlando, in Florida!", disse Cartman con un sorrisino.
"Che meta del cazzo!", rispose Stan.
"E perchè no?", disse Cartman, "Tutte le scolaresche d'America vanno in gita a Disneyland almeno una volta nella loro vita, perchè noi non dovremmo andarci?"
"Disneyland è il posto più gay che esista sulla faccia della terra!", affermò Kyle lanciando uno sguardo d'ammonimento a Cartman.
"Oh, allora facciamo contento Kyle e andiamo a Gerusalemme!", sentenziò Cartman polemico.
Kenny aveva appena finito di leggere la sua casella di posta elettronica e decise di fare una capatina in chat: inserì il suo nickname e la password ed entrò nella stanza Chiacchericcio ciccio per abbordare qualche maggiorenne con le tettone vulcanizzate.
Dopo qualche tentativo fu contattato da rainforest_sucks:
rainforest_sucks: ciao 
orange_hood: mgf 
rainforest_sucks: come ti chiami?
orange_hood: mgf mgpfg
rainforest_sucks: ... ti chiami Kelly come me?
orange_hood: mgf! mgf mgpgf
rainforest_sucks: Larry?
orange_hood: mgfp!
rainforest_sucks: Lenny?
orange_hood: mgfp!
rainforest_sucks: Benny?
orange_hood: mgfp!!! ):-(
rainforest_sucks: ... Kenny?
orange_hood: mgf! mgfp mgfp mgfmgmfp!
rainforest_sucks: Aspetta un momento... tu sei mica di South Park in Colorado?
orange_hood: mgf!
rainforest_sucks: Kenny! Sono io, Kelly! Ti ricordi di me, vero? Avevamo promesso di sentirci ogni giorno al telefono ma tu ti sei dimenticato di prendere il mio numero...
orange_hood: mgfmgmfmgpmf mgfmgf
rainforest_sucks: Oh Kenny, mi sei mancato tantissimo. Penso sempre a te, non riesco a toglierti dalla mia testa...
orange_hood: mgfmgp mgfg...
rainforest_sucks: Verresti a trovarmi a casa mia?
orange_hood: mgfmg! mgfgmfmg?
rainforest_sucks: Sto a Seattle, Washington D.C.
orange_hood: mgmfmgmfp!!!
rainforest_sucks: Lo so che è molto lontana da Seattle, ma ho tanta voglia di vederti...
orange_hood: mgmfmg... mgmgmmgmfm gmdfg mgmfmf fmfmg, gmmfmfmg mfmgm!
rainforest_sucks: Davvero lo faresti per me? ???
orange_hood: mgmfmg, mgfmg
rainforest_sucks: Allora ti aspetto qui, cucciolotto mio!
"Ehi Kenny", disse Kyle sulla soglia della porta, "Stiamo per andare a tavola. Hai finito di controllare la tua mail?"
"Mgfmgmf!", disse Kenny sconnettendosi.
Kenny e Kyle scesero assieme le scale e raggiunsero il soggiorno, dove Gerald e Sheila avevano appena finito di apparecchiare la tavola.
"Mi pare che ci siamo tutti", disse Sheila, "Prendete posto, questa sera pollo e patatine!"
"Alla faccia tua Cartman!", disse trionfante Kyle.
"Ah ah", ridacchiò sarcastico Cartman.
Una volta sistemato Ike nel seggiolone tutti quanti cominciarono a mangiare.
"Volete sapere l'ultima sulla vostra gita, ragazzi?", disse Gerald servendosi il pollo.
"Dove andiamo stavolta?", chiese Kyle mentre squadrava Cartman che si riempiva il piatto di patatine.
"Quest'anno andrete a Seattle", rispose Gerald mentre metteva il bavaglino ad Ike.
"Mgfp!", esultò Kenny allargando le braccia.
"Seattle?", chiese Stan.
"Non sapete quanto abbiamo discusso a proposito", disse Sheila mentre imboccava Ike che non sembrava gradire il pollo, "Alla fine abbiamo deciso che Seattle potrebbe essere la meta ideale per la vostra gita, considerato che lì la gente non fa altro che deprimersi"
"E perché dovremmo andare a deprimerci anche noi?", chiese Kyle.
"Perché così imparate ad affrontare i problemi della vita sin da ora", sentenziò Gerald versandosi da bere, "Se ci tenete ad essere persone mature non c'è miglior banco di prova della vita a Seattle!"
"Amico, questa gita sarà una vera merda!", disse Stan a Kyle.
"Ci puoi scommettere..."
Prot.
Per un attimo calò il silenzio a casa Broflovsky.
"Chi ha scorreggiato?", chiese Gerald infastidito, e non solo dalla puzza.
"Mgfmgmp!", disse Kenny puntando il dito contro Cartman.
"Ehi, io non ho scorreggiato!", disse Cartman celando male il suo imbarazzo.
"Il bagno è di sopra Eric, se vuoi", disse Sheila scatenando le risate tra i ragazzi.
"Vaffanculo!", disse Cartman alzandosi dalla tavola.
"Ehi Kenny", disse Kyle mentre si riprendeva la cena, "Sembri molto contento di andare a Seattle, come mai?"
"Mgmfmgmf mgmfmg mfmgm", disse Kenny felice come una pasqua.
"Allora è lì che vive Kelly, la ragazza del coro della foresta pluviale", disse Stan.
"Cacchio amico, tu sì che puoi considerarti fortunato", aggiunse Kyle, "Vai in una città di merda ma almeno sei in compagnia della tua ragazza!"
Queste parole rabbuiarono Stan all'improvviso.
Kyle notò l'espressione cupa del suo amico e pensò di parlargli in privato subito dopo cena.
Intanto a Seattle le cose non sembravano messe per il meglio.
La città era totalmente oscurata e un forte odore di zolfo sembrava uscire dal più profondo buco di culo del pianeta: la cosa non preoccupava soltanto i Pearl Jam, che dovevano tenere un concerto fra meno di quarantotto ore, ma anche gli stessi cittadini.
"Non ho mai visto un tempo così dall'ultima volta che Neil Young ha suonato"
"E che mi dici della bufera di neve quando sono venuti i Metallica?"
"Ma no, quando hanno suonato i Metallica il cielo era terso e nuvoloso. La bufera di neve c'è stata quando è venuto a suonare Bob Dylan!"
"Non sarà che il clima di Seattle è condizionato dalla gente che viene a suonare?"
"Aspettate un momento, fra due giorni suonano i Pearl Jam... e se la colpa fosse loro?"
"Già, è da quando sono arrivati qui che si è abbattuto questo tempo di merda!"
E mentre i cittadini di Seattle si intrattenevano con dispute meteorologico-musicali per occupare il tempo, dall'alto della discarica fuori città una sagoma nera si ergeva in mezzo ai rifiuti tra il brulichio dei topi e il fetore della mondezza.
"Città di Seattle, ancora tre giorni soltanto e sarai il palcoscenico dell'Apocalisse!"
TERZA PARTE
Quella notte Stan rimase a dormire da Kyle.
Dopo l'esultanza di Kenny per la gita a Seattle era cambiato qualcosa nell'umore del suo migliore amico, e Kyle pensò che una chiaccherata gli avrebbe sicuramente fatto bene.
"Dormi tu nel mio letto", disse Kyle a Stan mentre srotolava un sacco a pelo di Trombino e Pompadur.
"Fai dormire me nel sacco a pelo", disse Stan mentre si infilava il pigiama.
"Stan, questa sera ti è successo qualcosa... Ti va di parlarne?"
Kyle gli mise una mano sulla spalla per fargli sentire la sua vicinanza.
Stan sospirò e si voltò verso l'amico.
"Vedi Kyle, a me fa piacere che Kenny possa vedere la sua ragazza... E' che io penso ancora a Wendy e a come non abbiamo mai affrontato seriamente la nostra separazione"
"Cazzo Stan, mi pare che ne avessimo parlato..."
"Non è questo il punto, amico. Sento che né Wendy né io siamo stati chiari e sinceri l'uno verso l'altro: io... io la amo ancora, cazzo!"
"E perché devi essere sempre tu il primo a tentare di parlarle?", gli rimproverò Kyle, "Tu non le lasci mai l'occasione di venire a parlarti, sei sempre tu quello che..."
"E' una cosa troppo complicata amico", disse Stan mettendosi a dormire.
Kyle si infilò nel sacco a pelo e per tutta la notte rimuginò su quanto detto da Stan.
L'indomani mattina il risveglio non fu molto piacevole, soprattutto per Cartman.
"Maaamma! Ho appena cagato sciolto ed è finita la carta igienica!"
"Povero cucciolo", disse Liane sulla soglia della porta del bagno, "Mi sa che questa è una bella diarrea"
"Diarrea del cazzo!", sbottò Cartman, "Oggi pomeriggio partiamo per Seattle e devo farmi la gita con la fottuta diarrea! ... Merda!"
"Perché non usi queste ?", disse Liane porgendogli una maxi confezione di supposte da 40 grammi, "Ti faranno stare meglio durante la gita"
" E io dovrei mettermi queste nel culo?", disse Cartman scoreggiando sonoramente.
"D'accordo, le porto con me"
Quel pomeriggio la quarta classe si sarebbe radunata di fronte la scuola per partire alla volta di Seattle: il viaggio sarebbe stato molto lungo e faticoso, ma per fortuna assieme al signor... la signora Garrison sarebbe venuto anche padre Maxi per assistere e rincuorare spiritualmente gli alunni.
Mancava ancora un'ora alla partenza e metà della scolaresca era raggruppata davanti al pullman: Wendy, Bebe, Token, Butters, Clyde, Craig, Tweek e un Kenny smanioso e agitato.
Gli altri arrivarono insieme: Kyle, Stan, Cartman con difficoltà deambulatorie per via della diarrea, e infine Timmy e Jimmy.
"Bene", disse la signora Garrison, "Padre Maxi, faccia salire i bambini sul pullman e chiami l'appello".
Alcuni genitori parlarono con la maestra riguardo il programma, se mai un programma era stato stabilito per la gita: la classe avrebbe alloggiato in un albergo del centro e avrebbe visitato la città giusto il tempo di farsi venire un magone assistito da padre Maxi.
"Non è male come programma", commentò a caldo Gerald.
"Adesso dobbiamo metterci in marcia", disse la signora Garrison lasciando alcuni bigliettini profumati ai genitori, "Qui trovate il mio numero di cellulare in caso di bisogno".
L'autista mise in moto il pullman e i genitori fecero ciao ciao con le mani ai figli diretti verso Seattle.
"Abbiamo due giorni di piena libertà", disse Randy molto sollevato, "Che ne dite di una grigliata osè a casa nostra?"
"Una grigliata osè?", chiese Gerald incuriosito, "Che roba è?"
"E' una grigliata con gente vestita in maniera discinta e provocante", rispose Liane con effervescente naturalezza.
"Chi è con me?", disse Randy mentre tante mani si agitavano per aderire alla piccante idea.
"Ecco fatto", disse Kyle, "Adesso siamo in viaggio"
"Già", disse Stan in tono scocciato.
Intanto, a tre file di distanza, Wendy si confessava a Bebe.
"E così è venuto anche Stan...", disse sospirando.
"E allora?", le chiese Bebe stringendole la mano, "Non sei contenta della sua presenza?"
"Non è questo", rispose Wendy, "E' che non trovo mai l'occasione giusta per parlargli..."
"Ti capisco", disse Bebe, "Provi ancora qualcosa per Token?"
"Oh no, quella è stata una cosa passeggera"
"Come quella per Cartman?"
"Per favore Bebe!"
"Chi mi chiama?", disse Eric a denti stretti trattenendo una scoreggia.
"Eric, c'è qualcosa che non va?", chiese la signora Garrison.
"Oh, non è niente signora...", ma Cartman non riuscì a concludere la frase che gli scappò una puzzetta pestilenziale.
"Signore Altissimo!", esclamò padre Maxi seduto davanti, "Le porte dell'Inferno si sono spalancate!"
"Si sono spalancate le chiappe a Cartman, invece", commentò Clyde scatenando le risate tra la comitiva.
"Vaffanculo Clyde!", disse Cartman lasciandosene sfuggire un'altra.
"Mio Dio, Cartman ha scoreggiato!", disse Stan improvvisamente euforico.
"Brutto bastardo!", disse ridacchiando Kyle.
Sembrava proprio che Stan si fosse sgomberato la mente da Wendy, mentre lei non aveva in testa che Stan.
Intanto a Seattle la puzza di zolfo sembrava svanita, mentre il cielo si oscurava sempre di piu'.
Il sindaco fu costretto ad accendere i lampioni anche in pieno giorno, nemmeno un pezzettino d'azzurro cielo poteva essere scorto in mezzo alla tenebra piu' fitta mai capitata nella città.
"Cosa vi hanno detto dalla stazione meteo?", chiese il segretario indaffarato a dare una risposta plausibile al sindaco, "... ne siete proprio sicuri? Mi state prendendo per il culo? Come pensate di..."
"Allora", chiese il sindaco, "Che diavolo sta succedendo qui?"
"La stazione meteo non sa darci una spiegazione semplice", disse il segretario chiudendo il cellulare, "Si tratta di una rarissima eclissi che avviene una volta ogni sei miliardi, sei milioni e seicento anni... La chiamano l'eclissi apocalittica"
"... eclissi apocalittica? Eclissi apocalittica??", ringhiò il sindaco, "Mi prendete forse per un cazzone?"
"Non è questo il punto", disse il segretario cercando di calmarlo.
"Myers, non te lo ripeto una seconda volta", disse il sindaco, "O trovate una soluzione al problema o giuro che faccio saltare il concerto dei Pearl Jam!"
"Ma, signor sindaco...", balbettò Myers.
"Non sapete quanto mi sta costando l'energia elettrica", aggiunse il sindaco furioso, "Se i Pearl Jam salgono sul palco a suonare ne consumeranno ancora di piu', e saremo costretti a passare i prossimi sei mesi senza corrente! Sai cosa significa questo, Myers? Niente corrente, niente tivu', niente frigo, niente computer, niente di niente di un cazzo di niente!"
"Capisco signore", disse Myers mogio mogio, "Vedrò di adottare una soluzione rapida il piu' presto possibile".
Ma prima che Myers mettesse piede fuori dalla porta dell'ufficio del sindaco, un enorme palla di fuoco sfondò la grande vetrata che dava sulla città in movimento.
Il sindaco, gravemente ferito, cercò di districarsi tra i pezzi affilati di vetro sparsi lungo il pavimento, mentre Myers aveva trovato fortuito rifugio dietro una statua di bronzo a grandezza naturale del sindaco stesso.
La palla di fuoco si raffreddò e un sinistro scricchiolìo la fece tremare e aprire in due: in mezzo al vapore rilasciato emerse una piccola sagoma nera dagli occhi color rosso sangue.
"C-c-chi sei...", chiese Myers alla figura che lenta avanzava verso di lui, "Che cosa vuoi da me?"
"Io sono Damien, figlio del principe delle tenebre, e sto per scatenare l'apocalisse su Seattle!"
QUARTA PARTE
Il pullman arrivò a Seattle quella sera stessa.
I bambini erano molto stanchi e padre Maxi e la signora Garrison pensarono bene di sistemarli nelle camere e farli dormire su letti ben piu' comodi dei sedili del traballante mezzo che aveva parcheggiato di fronte l'albergo.
"Cazzo, per poco non mi venivano le emorroidi", disse Cartman scendendo.
"Ci basta già la tua diarrea", disse Kyle scatenando le risate tra i compagni.
"Fottiti maledetto ebreo sucamestruo!", rispose Cartman.
"... sucamestruo?", chiese Stan.
"Mgf mfgfgm gmfmgmf", spiegò Kenny all'amico che commentò con una smorfia di disgusto.
"Proprio così", aggiunse Cartman, "A Kyle piace sucare il mestruo delle vagine"
"Sei vomitoso Cartman", disse Kyle mentre il portiere porgeva loro la carta magnetica della loro stanza, "E ti consiglio di dormire a centro metri di distanza da me se non vuoi che ti tappi il buco del culo a forza di calci!"
"Sempre meglio che leccare vagine sanguinanti", disse Cartman tra una puzzetta e l'altra.
Il caso volle che la camera di Stan e dei suoi amici si trovasse di fronte quella di Wendy e Bebe.
"Hai visto?", disse Bebe all'amica, "Siamo state fortunate"
"Già...", disse sospirando Wendy.
"Oh andiamo, cosa c'è stavolta?"
"Bebe, io credo di non essere ancora pronta per affrontare Stan da sola"
"Cosa?"
"Voglio dire... Tu mi hai dato la spinta ma io non so da dove partire"
"Senti", disse Bebe mettendole le mani sulle spalle, "Guardami negli occhi e ripeti con me: posso farcela da sola"
"Ma..."
"Guardami negli occhi e ripeti assieme a me: posso farcela da sola"
"... posso farcela da sola..."
"Piu' convinta!"
"Posso farcela da sola!"
"Ancora di piu'!"
"Posso farcela da sola!"
"Ancora Wendy, vai così!"
"Posso farcela da sola, posso farcela da sola!"
"Così ti voglio", le disse Bebe stringendola a sé teneramente.
Bussarono alla porta, era la signora Garrison.
"Si è fatto tardi bambine, e domani comincia la nostra gita. Io e padre Maxi siamo al piano di sotto, se vi servisse qualcosa potete usare il telefono e chiamare la nostra camera. Vi prego di non approfittare della situazione per troieggiare con i ragazzi e giocare a Metti La Lingua Nella Mia Passerotta Mentre Ti Trastullo Il Bastoncino Di Carne. Buona notte"
"Buona notte signora Garrison", dissero Wendy e Bebe scambiandosi un'occhiata d'intesa.
Nell'ufficio del sindaco intanto Myers si trovava faccia a faccia con la furia infernale di Damien.
"Ti prego", disse il vice del sindaco, "Non farmi del male"
"Non è questo che voglio", disse Damien, "Se tu farai ciò che io ti dirò avrai la vita salva assieme alla tua anima"
"Chiedimi quello che vuoi", disse Myers, "Ma ti prego, non farmi del male!"
"Ho bisogno di un palco, di un enorme palco", si pronunciò Damien tra spifferi demoniaci, "E di una band locale"
"... e per fare cosa?", chiese Myers nel pallone piu' totale.
"Se entro le prossime sei ore non invocherò lo spirito dell'Astro Nero l'apocalisse non potrà avere luogo, e il mio potere comincia a farsi flebile. Ma posso ancora devastare la città come non ho ancora fatto"
"Vabbene, ascolta", disse Myers alzandosi da terra, "Un palco e una band posso trovarteli immediatamente, ma ti prego, ti prego, non scatenare l'apocalisse su Seattle!"
"Folle!", gli urlò contro Damien puntandogli il dito, "Forse non sai che Seattle si trova sulla sesta porta dell'Inferno? Perché avrei scelto questa patetica città come teatro del mio piu' nefando gesto contro l'umanità?"
Myers sentiva dentro di sé una forza malvagia e opprimente che gli toglieva il respiro.
"Hai un'ora da adesso per trovarmi il palco e la band, al resto penserò io... E adesso va"
"Vacca merda", disse Myers uscendo dall'ufficio, "Non vorrei essere nei panni del sindaco!"
Era passata la mezzanotte, e nella camera dei ragazzi qualcuno muoveva i suoi passi felpati nell'oscurità.
"... Kenny?", chiese Stan accendendo la lampada del comodino accanto al suo letto.
"Mgf mgf!"
"Dove cacchio stai andando?"
"Mgfmg pmfm fgmp!"
"Vai a trovare Kelly a quest'ora? E come cavolo pensi di fare?"
"Mgfmg mgmfg", gli disse sottovoce Kenny mostrandogli una piantina che Kelly gli aveva inviato in chat.
"Oh", disse Stan, "Non sembra tanto difficile da raggiungere"
"Mgfmgm mgmfmgmfmg", disse Kenny, "Mfmgm mfmgmfm mfmg, mfmfmg mgf"
"Ti capisco amico", rispose Stan con gli occhi bassi, "Beh, ti auguro buona fortuna!"
"Mgmgf!", disse Kenny mentre sgattaiolava dalla finestra per le scale d'emergenza.
Stan tornò a letto ma non riuscì a chiudere occhio: Kyle dormiva della grossa, mentre Cartman si rigirava nella vasca da bagno in preda alle sue scoregge.
Si era deciso di relegarlo nel bagno per evitare che le sue arie fetide ammorbassero l'aria e inquinassero il respiro degli altri.
In quel momento due colpetti secchi si sentirono alla porta, seguiti dal frusciare di qualcosa.
Stan si avvicinò alla porta e vide per terra un foglietto piegato in due.
C'era scritto: "Fra poco da me. Saremo soli. Wendy"
Stan lesse e rilesse il foglietto chissà quante volte mentre un brivido gli saliva lungo la schiena.
Nel frattempo, a casa di Eddie Vedder squillò il telefono.
"Pronto?"
"Signor Vedder? Sono Myers, l'attuale sindaco della città"
"E il vecchio sindaco che fine ha fatto?"
"Beh, ecco, ha accusato un leggero malanno e mi ha chiesto di sostituirlo momentaneamente"
"Ah"
"Senta, lei e la sua band sareste disposti a suonare dal vivo?"
"Come no, cazzo!", esultò Eddie alla cornetta, "Anche subito, se vuole!"
"Bene, allora mi raggiunga nel mio ufficio"
Eddie riagganciò e annunciò la lieta novella ai suoi amici.
"Suonare ora all'una e trenta di notte?", chiese Mike mentre serviva un daiquiri a Jeff e Dave.
"Amico devi essere impazzito", disse Stone facendo zapping svogliato alla tele, "E se fosse... una trappola?"
Gli altri lo guardarono e scoppiarono a ridere.
"Devi aver visto troppe puntate di Scooby Doo!", sghignazzò Jeff sorseggiando il suo daiquiri.
"Magari è una festa privata e possiamo farci un bel gruzzoletto", suggerì Dave.
"Allora si parte!", disse Eddie agguantando le chiavi del Jam-furgone.
Kenny, muovendosi nell'oscura città prossima al caos, arrivò nel piccolo quartiere dove abitava la sua amata Kelly.
Si fermò di fronte alla casa che recava il suo indirizzo, e come descritto nella piantina, lanciò tre volte e mezza un sassolino alla finestra in alto a sinistra: una luce fioca si accese, e dalle tendine emerse una sagoma indefinita.
La finestra si aprì:
"Kenny, sei tu?"
"Mgmfmg!"
"Passa dal retro, vengo ad aprirti"
Kenny si diresse verso il piccolo giardinetto che dava sul retro della casa: il cuore gli batteva fortissimo sotto il suo parka arancione, e cominciò a sentire qualcosa di strano un po' piu' giu' dall'emozione.
La porta si aprì e apparve Kelly, con addosso un pantaloncino di tuta e la maglietta del coro della foresta pluviale.
"Kenny!"
"Mggmfg!"
"Entra dentro ma fai piano, non vorrei che i miei ci scoprissero"
"Mgmfmg!"
Salirono assieme le scale che conducevano al piano superiore e Kelly si lasciò chiudere la porta della sua stanzetta senza fare alcun rumore.
"Oh, Kenny, non sai quanto mi sei mancato", disse la bambina stringendolo fortissimo a sé, "Vedo che indossi ancora il giubbotto arancione che avevi addosso quando ci siamo persi nella foresta pluviale... E non te lo sei mai tolto da allora..."
"Mgmgmgf", disse Kenny perdendosi nei suoi occhi pieni di gioia.
"Perché non ti levi il cappuccio almeno?", gli chiese Kelly, "Per favore..."
QUINTA PARTE
Stan bussò alla porta di Wendy, ma nessuno venne ad aprire.
Il ragazzo appoggiò le spalle al muro, rimuginando cosa avrebbe voluto finalmente dirle dopo tanto tempo che si erano lasciati e non si erano rivolti quasi mai la parola, se non per i convenevoli.
Dopo un po' Wendy apparve sulla soglia e lo invitò a entrare.
"Scusami se ti ho fatto aspettare", gli disse mentre Bebe usciva fuori dal bagno e li lasciava da soli con la scusa che la cercavano alla stanza accanto per fare da giudice a un concorso di bellezza tra Token e Clyde.
Si sedettero sul letto della ragazza, e per qualche minuto non riuscirono né a guardarsi negli occhi né a proferire parola.
"... vuoi che cominci io?", le chiese Stan.
"No, forse è meglio che cominci io", disse Wendy facendo un lungo respiro di rinfiancamento, "Stan, so che ci sono stati dei bei momenti e anche dei brutti momenti tra noi, e dopo averci riflettuto... beh... credo di non aver fatto le cose come avrei dovuto"
"Che significa?"
"Vedi, quando una ragazza vuole stare da sola non vuol dire che debba per forza consolarsi col primo tipo che le capita. Token e io non abbiamo mai avuto niente di serio, però in lui vedevo qualcosa che a te mancava..."
"Che cosa?", chiese Stan un po' scocciato.
"Non lo so, ma con Token mi sono sentita a mio agio nel parlare di me e di te, e lui mi ha anche dato dei buoni consigli e delle dritte"
"Fammi capire, tu e Token siete stati assieme non come fidanzati ma... come amici?"
"Si", rispose Wendy.
"Ma allora perché non hai cercato me?", le chiese Stan.
"E' la stessa cosa che avrei voluto dirti ora", rispose la ragazza.
I due non sapevano come andare avanti, li divideva un sottile muro fatto di timidezza e timori.
Ma fu Stan alla fine che decise di prendere la palla al balzo.
"Wendy... Tu mi sei mancata un botto e continui ancora a mancarmi, so che entrambi abbiamo fatto delle cazzate e senza volerlo ci siamo feriti l'un l'altro. Abbiamo avuto paura di parlarci e risolvere la questione senza farlo faccia a faccia, e credo che stasera stiamo finalmente rimediando"
Wendy lo guardava negli occhi come se finalmente stesse trovando le parole che lei aveva cercato per tutto questo tempo.
"Wendy, ti amo e continuo ad amarti anche se tu ormai mi vedi solo come un amico... o un compagno di scuola. Se sono ancora in tempo per rimediare posso metterci tutto quanto l'impegno che non sono riuscito a dimostrare finora, ma adesso voglio sentire la tua risposta"
La ragazza restò ammutolita dalle sue parole, e per tutta risposta balbettò il suo nome mentre socchiudeva gli occhi porgendogli le labbra alle sue.
Stan sentii il suo cuore accelerare da matti mentre quelle labbrotte gli si stavano per appicicare alle sue, ma non fece in tempo a tirare fuori un pezzettino di lingua che le vomitò addosso.
Wendy si ritrovò con la bocca tutta sporca di pezzetti di pollo e patatine fritte in una purea nauseante color marroncino, ma non si disgustò affatto e gli sorrise teneramente.
Era la prova che si amavano ancora, dopotutto.
Kelly trepidava battendo le nocche delle sue manine.
Kenny stava finalmente per togliersi il cappuccio e mostrare il suo vero volto alla ragazza, quando bussarono alla porta.
"Mgmgmg!", disse Kenny balzando in aria.
"Nasconditi sotto il letto!", disse Kelly mentre il ragazzo correva per la stanza.
La porta si aprì e fece capolino la mamma della ragazza.
"Kelly, tesoro, parlavi con qualcuno nel sonno?"
"Oh, credo di si"
"Sicura di non volere una tisana o una camomilla?"
"No grazie, sto bene così"
"Come vuoi, angioletto, buona notte"
Via libera, finalmente.
"Adesso puoi uscire da sotto il letto, Kenny"
"Wow, per poco non me la facevo sot..."
"Oh, Kenny!"
Nella fretta di nascondersi sotto il letto Kenny si era sfilato il cappuccio, complice la punta di una delle molle che sporgevano dalla rete metallica. Adesso Kelly poteva ammirarlo in tutto quanto il suo splendore di ragazzino di provincia. I suoi capelli biondi e scombinati e gli occhioni castani mandarono la ragazza in brodo di giuggiole.
"Oh Kenny, non ti facevo così carino", disse Kelly tutta rossa in volto.
"Anch'io non ti facevo così... così... così figa", rispose il ragazzo.
"Oh mamma, adesso non so cosa dovrei farti... vuoi che ti baci?"
"Come vuoi", disse Kenny.
"Ma non so se baciarti con le labbra, oppure con le labbra e una puntina di lingua. Forse vorresti anche fare del petting con me, ma il mio seno non si è ancora sviluppato e non avrebbe senso. Oh non so proprio che fa..."
Ma Kelly non ebbe il tempo di continuare a tergiversare che Kenny la afferrò per le spalle e ci diede dentro col serpentello dell'amore. So che molti di voi non lo troveranno romantico e garbato, ma è nel suo stile, quindi ciccia.
I due ragazzi continuarono a darci della bella per qualche oretta, fino a quando non giunse l'alba.
Ma non era un'alba come tutte le altre.
Quella sarebbe stata l'ultima alba dell'umanità.
I Pearl Jam arrivarono all'ufficio del sindaco, e quando misero piede si trovarono di fronte a Damien che teneva sotto scacco Myers come un cane da guardia.
"Ma che cazzo succede qui?", chiese Eddie mentre Myers gli ringhiava con la bava alla bocca e gli occhi iniettati di sangue.
"A cuccia Myers", disse Damien mollando uno scappellotto al vicesindaco, "Così voi siete la band che stasera suonerà per il concerto apocalittico"
"Concerto apocalittico?", chiese Mike.
"Ho già dato predisposizioni accurate per il palco e l'impianto audio, sarà il migliore concerto che questa triste e squallida umanità avrà mai avuto onore di vedere prima della mia ascesa oscura al potere assoluto!", disse Damien sgomentando la band.
"Ehi ragazzino", disse Jeff, "Se questo è uno scherzo bello e buono posso prenderti a calci in culo e finirla qui. Per chi ci hai scambiato, per i Sum 41?"
Damien fece ben capire le sue intenzioni quando trasformò Dave in una tazza del cesso ambulante.
"Dave!", esclamarono i Pearl Jam.
"Voi non sapete con chi avete a che fare...", sibilò Damien mentre i musicisti facevano passetti indietro per uscire fuori dall'ufficio, ma vanamente.
SESTA PARTE
La notte in albergo per la scolaresca era trascorsa serena.
Kyle era riuscito a chiudere a chiava Cartman nel bagno, augurandogli di morire affogato nella diarrea; Stan e Wendy erano tornati assieme, e dopo vari tentativi al sapore di vomito erano riusciti a darsi un lungo appassionato bacio; Kenny infine aveva trascorso la notte da Kelly, e da vero uomo che era nonostante la giovane età, si alzò pian pianino dal letto senza svegliarla, dandole un bacio in fronte mentre indossava il suo parka arancione e sgattaiolava dalla finestra per tornare in albergo, giusto in tempo per non farsi beccare dalla signora Garrison e da padre Maxi. I quali avevano affidato la custodia della scolaresca al personale dell'albergo ed erano andati nottetempo a bere un caffè in uno dei pub più desolati e squallidi della città, per vedere di nascosto che effetto faceva essere uno di Seattle.
"Mio Dio", disse padre Maxi barcollando all'entrata dell'albergo, "Tutto quel caffè che ho bevuto stanotte sembrava pisciato da un artista senza talento con aspirazioni suicide"
"Devo vomitare, mi reggerebbe la fronte per favore?", chiese la signora Garrison.
"Ma proprio qui, davanti alla concièrge?", le chiese padre Maxi mentre con la coda dell'occhio notò Kenny davanti all'ascensore del piano terra.
"Ehi tu!", disse, "Che ci fai qui a quest'ora?"
"Mgmgmg fpmfmg!", si giustificò Kenny temendo di passare un brutto quarto d'ora, nel timore di essere stato sgamato.
"Oh, beh", disse padre Maxi mentre la signora Garrison ci dava di brutto davanti un facchino allibito e sconcertato, "Sali sopra a svegliare i tuoi compagni per la colazione, fra due ore andremo a visitare la città!"
"Non contate su di me", disse la signora Garrison pulendosi la bocca, "Penso che mi farò un cocktail di aspirine e mi infilerò sotto le coperte, sono strafatta di caffeina da fare schifo persino a me stessa"
Alle dieci e mezza in punto la scolaresca, guidata da padre Maxi, prese il pullman che li accompagnò nel centro di Seattle, e cominciò il suo giro turistico fatto di gente assuefatta dal caffè che si lamentava di tutto e voleva morire per questo e per quest'altro motivo. Stan e Wendy camminavano mano nella mano, le nubi che si erano avventate sul loro amore sembravano ormai essersi diradate lontano.
"Mi fate cagare quanto siete romantici!", disse Cartman.
"Ha parlato mister Culo Rovente", rispose Kyle a tono.
"Fottuto ebreo! Ho passato tutta la notte a girarmi e rigirarmi nella vasca per poter dormire, senza contare la puzza di merda che c'era dentro il bagno!"
"Perché non ti fai uno dei tuoi clisteri alle supposte, ciccioculone bastardo?"
"Ti spacco il culo..."
"Adesso basta ragazzi", intervenne padre Maxi, "Si vede che l'aria che si respira in questa città ha cominciato ad annebbiare la vostra ragione"
"Non è mica colpa mia se Cartman scoreggia liquido", disse Kyle.
"Ehi!", scoreggiò Cartman scatenando ancora una volta le risate tra i compagni.
Ma l'atmosfera spensierata ben presto si dissolse in un'espressione collettiva di sgomento: dall'orizzonte si levarono pennacchi di fumo e fiamme che squarciarono il cielo e fecero tremare la terra, mentre una musica assordante proveniva dallo stadio della città.
"Signore!", disse padri Maxi.
"Ma quale signore", lo corresse Kyle, "Questi sono i Pearl Jam!"
"Fico!", disse Stan, "Perché non andiamo a vederli?"
"A me i Pearl Jam fanno cagare", disse Cartman mentre sentiva di doversi andare a cambiare le mutande per la decima volta nel corso della giornata.
"Vaffanculo!", disse Kyle, "Questa gita è già una merda di sé, rifacciamoci almeno con un concerto"
"Vi proibisco categoricamente di andare a quel concerto", tuonò severo padre Maxi, "I segni che ho letto in cielo non fanno presagire nulla di buono, e poi anche a me i Pearl Jam fanno cagare. Eddie Vedder potrebbe andare a vendere la limonata ai tossici della stazione per quello che mi riguarda".
Ma il dado ormai era tratto, e tutta quanta la scolaresca si era diretta allo stadio per assistere ignara al concerto apocalittico che di lì a poco avrebbe portato il mondo alla distruzione totale.
Padre Maxi strinse i pugni dalla rabbia e chiamò un taxi, ma appena messo piede dentro si accorse che l'autista era un demone infernale dal ghigno sprezzante e sardonico.
"Vaffanculo!", disse il parroco scendendo dal mezzo, "Me la dovrò fare a piedi, non si può proprio contare su nessuno in questa città!"
Intanto allo stadio, Damien dirigeva i Pearl Jam in tenuta da direttore d'orchestra.
"Suonate, suonate!", gridava mentre picchiava con la bacchetta il povero Myers, che guaiva dal dolore, "Che le vostre note deprimenti raggiungano i più remoti angoli della Terra e risveglino i miei infernali servitori! L'umanità intera cadrà sotto i miei piedi e si piegherà alla volontà di mio padre il principe delle tenebre!"
"Ma prima non potresti riportare Eddie com'era prima?", chiese Jeff mentre la tazza da cesso che era il loro leader spruzzava acqua sugli strumenti.
"Quando sarà il momento!", disse Damien, "L'Astro Nero sorgerà a breve e allora io, Damien, avrò tutto quanto il potere degli inferi e dell'universo, il potere più grande che nessuno mai ha visto con occhi e cuore mortali!"
"Quanto vorrei essere al Live Earth di quel pirlone di Al Gore in questo momento", sospirò Dave mentre Myers cercava di scoparsi la gamba destra del musicista.
In quel momento esatto la classe fece il suo ingresso allo stadio e corse sotto il palco per godersi il concerto in prima fila: Damien lanciò loro uno sguardo sulfureo e interruppe la musica in corso.
"Voi!", gridò, "Come osate assistere alla nera cerimonia dell'avvento del Male sulla Terra?"
"Ehi amico", disse Stan, "Ma noi non ci conosciamo?"
"Si", disse Cartman lasciandosi sfuggire una puzzetta, "Tu sei quel figlio di puttana che ha trasformato Kenny in un ornitorinco!"
"Mi ricordo bene di voi", disse Damien mentre Myers teneva a bada i Pearl Jam cercando di scoparsi la gamba di Dave, "Forse sarete utili al mio caso..."
E non ebbe tempo di terminare la frase che Wendy venne trascinata sul palco da una forza oscura che la condusse tra le braccia di Damien.
"Wendy!"
"Stan, aiutami!"
"La tua amichetta sarà la mia compagna per l'eternità, e con lei regnerò sulle macerie di questo mondo!", ghignò Damien mentre la musica riprendeva ancora più assordante.
Timmy perse il controllo della sua carrozzella e buttò giù tutti quanti come birilli, mentre veniva risucchiato in un vortice apertosi sul terreno: "Timmyyyyy!!!!", furono le sue ultime parole prima che sprofondasse del tutto.
"Oh mio Dio, ha ucciso Timmy!", disse Stan.
"Lurido bastardo!", rispose Kyle.
"Mgmgm gmgmg!", disse Kenny tirando un sospiro di sollievo, mentre un'orda di gente impaurita affollava lo stadio in cerca di riparo dal caos infernale che si era scatenato in città.
In mezzo a quella massa, il ragazzo scorse Kelly in braccio alla madre.
"Kenny!", disse Kelly mentre sfuggiva alla presa del genitore e correva verso di lui.
"Mgmggmf!", disse Kenny abbracciandola forte a sé.
"Ho tanta paura", disse la ragazza tremante, "Se questa è la fine..."
Ma ancora una volta i malefici di Damien interruppero le frasi e mille demoni alati scesero in picchiata dal cielo afferrando le persone che si trovavano dentro lo stadio.
La scolaresca corse ai ripari sotto il palco, c'era tanta paura ma soprattutto tanta puzza visto che Cartman s'era cagato addosso da far schifo all'umanità intera.
"Se non facciamo qualcosa subito quel figlio di puttana si porterà via la mia Wendy!", disse Stan stringendo i pugni dalla rabbia.
"Dobbiamo farlo alla svelta", disse Kyle, "E forse ho un'idea..."
"Ehi!", disse Cartman, "Perché stai guardando me e Kenny?"
Damien teneva in pugno i Pearl Jam che, esausti e provati dalla performance, cominciavano a dare i primi segni visibili di cedimento.
"Vaffanculo!", disse Jeff, "Suonatelo da solo il basso, io mi sono rotto le dita e anche il cazzo!"
"Fermo lì!", disse Damien circondandolo con una spirale di fuoco, "Se solo uno di voi osa interrompere il concerto le conseguenze saranno ben peggiori di quanto possiate immaginarvi!"
In quel momento a Dave venne in mente un'idea, malsana ma pur sempre un'idea.
Aveva sentito da sotto il palco il piano di Kyle e, approfittando della situazione, avrebbe favorito la riuscita dell'operazione contro Damien.
"E dimmi, gnomo infernale", disse il batterista, "Cos'è che accadrebbe se la smettessimo di suonare?"
"Perderemmo la coincidenza con lo splendore dell'Astro Nero su nel cielo, risvegliando così mio padre Satana, principe delle tenebre, che non deve essere messo al corrente del mio piano diabolico!"
"Ah, è così dunque?", disse Dave gettando le bacchette in faccia a Damien, "Basta così ragazzi, questo gnomo di merda ha bisogno di una bella lezione!"
"Maledetto batterista!", urlò Damien, "Che cosa fai?"
Proprio in quel momento esatto Stan, Cartman, Kenny e Kyle salirono sul palco e afferrarono Damien per le braccia e le gambe, mentre l'Astro Nero sorgeva al centro del firmamento color cenere.
"Kenny", disse Stan, "Sfilati il parka e imbavaglialo!"
Presto detto, presto fatto, Damien si ritrovò immobile e imbavagliato, mentre Cartman gli cagava addosso spruzzi a cascata di diarrea. Il malefico bambino venne lasciato cadere a terra, ridotto come uno straccio puzzolente intriso di feci sciolte.
"Amico, ce n'era proprio bisogno?", chiese Kyle a Stan.
"Mi stava fottendo la ragazza", rispose Stan mentre soccorreva Wendy priva di sensi accanto a Eddie Vedder, che stava riprendendo le sue sembianze di cantante e leader dei Pearl Jam.
Padre Maxi arrivò col fiatone allo stadio, e temeva che il peggio fosse ormai accaduto.
Ma quale fu la sua sorpresa nel vedere che non solo la scolaresca stava bene, ma che le nere nubi si erano diradate e in cielo era tornato a splendere il sole.
"Ragazzi!", disse padre Maxi, "State tutti bene?"
"I suoi allievi stanno benissimo", disse Jeff mentre omaggiava i bambini delle magliette del gruppo, "Se non fosse stato per loro avremmo lasciato scatenare l'apocalisse su Seattle"
"Lo dobbiamo soprattutto al piccolo Kyle", disse Dave stringendo la mano al bambino.
"Forte amico!", disse Kyle con un enorme sorriso stampato sulla faccia.
"Ehi, che fine ha fatto quel figlio di puttana di Damien?", chiese Cartman con sollievo dopo aver scaricato tutta quanta la sua diarrea sul malefico malfattore.
"E chi se ne frega?", disse Wendy abbracciando Stan, "L'importante è che adesso stiamo tutti bene"
"Già", disse Stan dandole un bacio sulla guancia, "Puoi dirlo forte"
"Aspettate un momento", disse padre Maxi, "Volete dirmi che voi... e i Pearl Jam... avete evitato che si scatenasse l'apocalisse?"
Ci fu un minuto di silenzio, poi Kyle disse: "Si, proprio così"
"... Ma che cazzo dite?", sbottò sgomento padre Maxi, "Ne ho le palle piene di questa città e di questi Pearl Jam! Si torna subito a casa! ... L'apocalisse, i Pearl Jam, ma vaffanculo!"
Il pullman era pronto a partire, direzione South Park.
Kenny indossava una maglietta bianca e un paio di jeans, e a Kelly non sembrava vero di quanto fosse bello senza quel cappuccio che gli copriva il volto e gli impediva di parlare correttamente.
"Continueremo sempre a sentirci al telefono e in chat?", chiese la ragazza.
"Certo", disse Kenny salendo sul pullman, "Ehi Kelly..."
"Si?"
"Stavo pensando..."
"Cosa?"
"... stavo pensando che potremmo comprarci la webcam, così tu puoi vedere me e io posso vedere te, e magari possiamo fare pure sesso in cam, che te ne pare?"
"Non lo so, un pò mi vergogno...", disse Kelly, "... ma dopo la notte stupenda che abbiamo passato assieme... ok, ci sto!"
"Ciao Kelly!"
"Ciao Kenny! Ti amo! Sei il mio unico uomo sulla faccia della terraaaa!!!"
Il pullman partì, e Kenny si sedette accanto Kyle e Cartman che lo guardavano dubbiosi.
"Ehi Kenny...", chiese Kyle, "Ma tu e Kelly... lo avete fatto?"
"Cosa?"
"Si insomma, avete fatto all'amore come nelle canzoni di Chef?"
"Beh", disse Kenny, "Più o meno"
"Spero non l'abbia messa incinta, quella zoccoletta", bisbigliò sarcastico Cartman.
"Cosa hai detto, razzista obeso figlio di puttana?", disse Kenny mentre lo tempestava di cazzotti, incurante di Stan e Wendy che limonavano nei sedili dietro di loro.
Intanto, nelle fogne di Seattle, il povero Timmy cercava un'uscita per tirarsi fuori dal fetore che circondava il putrido ambiente: sarebbe passata una settimana prima che si accorgessero della sua assenza e che fosse salvato in extremis da una squadra di sommozzatori.
Allo stesso tempo, Damien venne duramente cazziato da Satana per aver cercato di scatenare l'apocalisse, non sulla Terra ma proprio a Seattle, città che Satana detestava con tutto quanto se stesso dopo averci trascorso la luna di miele con Saddam quando stavano ancora insieme.
Il malefico bambino venne sbattuto nell'Istituto Correttivo Infernale Charles Manson, e sarebbero passati molti anni e forse molti secoli prima che ne uscisse fuori, ma l'umanità poteva dormire sonni tranquilli, soprattutto la gente di South Park.
Almeno, fino al vero giorno dell'Apocalisse.
FINE
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